martedì 25 giugno 2019

Selezione e miglioramento genetico


SELEZIONE E MIGLIORAMENTO GENETICO
Prima dell’Istituzione dei Libri Genealogici il miglioramento e la selezione venivano praticate empiricamente su basi essenzialmente morfologiche. Solo in alcuni casi, in aziende per così dire modello, su basi morfologiche ma anche sulla base degli ascendenti, con informazioni provenienti da registrazioni genealogiche private, come nell’allevamento Bastogi (Ciuffi) di Abbadia di Montepulciano.
Mentre per alcune razze, anche dell’Italia centrale, i risultati di una certa oculata selezione su basi empiriche davano buoni risultati (es. la Romagnola, selezionata dall’Ing. Tosi, riuscì ad aggiudicarsi il primo premio ex-aequo con la Hereford all’expo di Parigi 1900 ed il primo premio ex-aequo con la Bruna nel 1931), per la Chianina la situazione rimaneva molto più confusa se è vero che…come scrisse Marchi (Marchi e Mascheroni, 1925) dopo il rapido miglioramento dell’inizio del secolo scorso (XIX) derivante dalla bonifica Leopoldina della Val di Chiana (1827 Leopoldo secondo visita le bonifiche insieme a Fossombroni e con esse le 10 fattorie granducali di Foiano, Bettolle, Abbadia, Acquaviva, Dolciano, Chianacce, Creti o S. Caterina, Montecchio Vesponi), la razza era andata degenerando per gli effetti dannosi dell’alimentazione non sempre idonea alle grandi potenzialità della razza, del sistema di allevamento stabulato, ma soprattutto della mancanza di chiare linee di condotta nella selezione. L’azione devastante di una guerra che per quattro lunghi anni insanguinò l’intero continente ebbe poi ragione del resto. Particolarmente critico appare il Marchi nei confronti della “…deficiente, male appropriata alimentazione dei vitelli nel primo periodo della loro vita, per cui lo sviluppo loro lascia molto a desiderare, tanto più se accompagnato dall’allevamento stallino. I giovani animali slattati presto e presto assoggettati ad un regime insufficiente, costretti a nutrirsi di foraggi grossolani, voluminosi, ne ingeriscono una quantità relativamente superiore alla capacità del loro apparecchio digerente che viene perciò dilatato, caricato di peso, il quale peso graviterà alla volta rachidea non ancora resistente e costretta a sellarsi, specialmente quando è in uso, come nella Val di Chiana, l’allevamento stallino. L’animale che pascola, costretto a tener la testa bassa, mette in tensione il legamento cervicale e sopraspinoso, il dorso si incurva in alto, e la continua ginnastica funzionale rende l’animale diritto e magari convesso di dorso. Ma quello costretto a nutrirsi alla stalla e specialmente a mangiatoie alte è obbligato a tener alta la testa, rilassa i legamenti, tiene continuamente il dorso sellato; sospendete a questo un forte carico di alimento grossolano contenuto nelle intestina e nello stomaco ed avrete riunite parecchie cause, perché il tronco si sprofondi fra le spalle, il dorso si inselli, la pancia si faccia voluminosa e le coste, non ancora ben ossificate, stiracchiate in basso dal peso di questo, si appiattiscono …” (Marchi e Mascheroni, 1925). Il regime stabulato poi agisce negativamente, specie per una razza che è allevata non solo per la carne, ma anche per il lavoro, su alcuni caratteri morfologici:
“…Quasi tutti i Chianini hanno il difetto dell’unghia poco resistente, dovuto alla mancata funzione dell’organo, alla soverchia stabulazione” (Marchi e Mascheroni, 1925).
Le linee guida della selezione apparivano poi estremamente confuse e gli allevatori, non ben indirizzati, apparivano restii ad abbandonare la selezione basata principalmente sul grado di “nazione”, parola oscura, dice Mascheroni (1925), per i profani del gergo locale. Il Marchi, che fu tra i primi a combattere questo modo di selezione spiega: “…La razza Chianina, migliorando le sue forme e le sue funzioni economiche, durante la prima metà del secolo XIX acquistava un mantello sempre più chiaro, bianco, non serbando la caratteristica pigmentazione nera apicale; acquistava pelle sempre più fine, sciolta, flessibile; ossatura più fine. Questo ingentilimento era correlativo alla subita selezione, o, per meglio dire, stava a indicare il grado di influenza che gli animali avevano subito dalla selezione e dal migliorato regime. Come spesso accade questo carattere fu più degli altri preso di mira nella selezione. Di un animale da razza, se presenta questo ingentilimento assai marcato, si suol dire: qui c’è la nazione. E’ il più grosso vanto che si possa fare all’animale. Se ha dei difetti come bestia da carne e da lavoro, la nazione copre tutto: è un par d’occhiali rossi che fa veder i color di rosa anche dove non è…”…”Selezionando a base di nazione, si confida troppo sopra i caratteri correlativi, trascurando tutte le possibili contrarietà…si seconda sempre di più quella forma di eredità esageratrice, per la quale animali molto depigmentati possono dare discendenti anche più poveri di colore e questi, quasi degli albini. In una parola, selezionando a base di nazione, si usa un concetto troppo unilaterale, che ci fa dimenticare o sminuire la importanza di certe forme come la correttezza della schiena, la grandezza del torace, la pienezza del garrese e della regione retroscapolare, il grande sviluppo delle masse muscolari dei quarti posteriori, la brevità degli arti della parte inferiore del tronco e torace, requisiti questi tutti necessari per il buon animale da carne e da lavoro (Marchi e Mascheroni, 1925).
Intorno ai primi anni ’20 del XX secolo “…le Cattedre Ambulanti di Agricoltura di Siena e Arezzo a mezzo delle loro Sezioni zootecniche”, con l’intenzione di riportare ordine nell’opera di miglioramento della razza, dettero inizio “…allo svolgimento di un vasto programma di lavoro, riprendendo così l’opera che purtroppo il Marchi, il conte di Frassineto ed altri non avevano potuto portare a termine.”(Marchi e Mascheroni, 1925). Così nella più grande fattoria della Val di Chiana senese, quella degli Eredi del conte Bastogi di Abbadia di Montepulciano (oggi Ciuffi) fu istituito un libro genealogico, sorsero nei pressi di ogni stalla paddok per l’esercizio funzionale e l’azienda trasformò l’ordinamento colturale attuando regolari rotazioni con una più estesa coltivazione di erba medica in luogo di trifogli, lupinella, avena da foraggio. Nel 1930 Nicola Tortorelli riporta nella Rivista di Zootecnica i risultati relativi allo “Sviluppo dei bovini di razza chianina dalla nascita ad un anno di età studiato con il metodo biometrico”, vera e propria ricerca sperimentale condotta “…su animali di pura razza Chianina appartenenti a quattro fattorie di cui due di proprietà del senatore conte N. Passerini e due di proprietà del grand’uff. conte avv. Francesco Puccio Prefumo, alle cui amministrazioni sento il dovere di esprimere la mia gratitudine per le facilitazioni d’ogni genere accordatemi nel corso delle indagini. Le quattro fattorie comprendono 102 poderi distribuiti su una lunga striscia di superficie agraria (Ea 1800) della Val di Chiana che, dalla zona pedemontana di Cortona-Camucia-Terontola, attraverso le pittoresche colline di Petrischio, si estende alle terre fertilissime di colmata fra Foiano della Chiana e Bettole toccando il comune di Sinalunga ed il Torritese, cosicché si può ritenere che i dati sono stati raccolti nella tipica zona di allevamento della razza chianina.”
Nello stesso periodo iniziarono nel senese esposizioni metodiche di bovini chianini intercalate da mercati-concorso di tori e vacche. Con questo programma “…di miglioramento,di propaganda e di emulazione fra gli allevatori, la Cattedra Ambulante di Agricoltura di Siena spera di potere portare un notevole contributo al ripopolamento e al miglioramento della razza chianina…” (Marchi e Mascheroni, 1925). L’opera di miglioramento e riequilibrio della razza iniziò anche nella Val di Chiana aretina dove la tenuta di Santa Caterina in quel di Cortona, del cav. Vezio Paoletti, svolse assai attivamente, in questo senso, la sua attività.
Queste esperienze si possono considerare prodromi dell’azione di selezione e miglioramento genetico il cui inizio viene ufficialmente sancito nel 1931 allorché il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste emette la circolare del 04/07/1931 in cu i sono descritti i “Programmi di attività zootecnica”. Tali programmi zootecnici furono predisposti, per ogni provincia, dalle Cattedre Ambulanti dell’Agricoltura, coordinati dagli Ispettorati Compartimentali ed approvati dal Ministero. 
Nel 1932 il Giuliani pubblica sulla Rivista di Zootecnia le “Direttive per la selezione delle razze bovine da lavoro e da carne” e lo “Standard di perfezionamento della razza Chianina”.
L’azione di selezione e miglioramento, volta all’ottenimento di una razza specializzata per la produzione della carne e del lavoro, era articolata secondo il seguente schema:
determinazione dello standard di perfezionamento delle razze; 
predisposizione di una scheda di valutazione dei riproduttori; 
predisposizione di controlli funzionali; 
impianto e regolare funzionamento dei Libri Genealogici; 
controllo della potenza ereditaria dei tori; 
istituzione di stazioni di monta selezionate e costituzione di famiglie elette; 
concessione di premi di conservazione per i tori razzatori; 
concessione di premi di allevamento per i vitelli maschi figli di tori razzatori; 
adeguato miglioramento dei metodi di alimentazione e di allevamento; 
disciplina del commercio del bestiame bovino. 
La selezione, articolata quindi sulla base della genealogia (istituzione dei Libri Genealogici), sul controllo delle prestazioni produttive, principalmente Incrementi Medi Giornalieri, Indice di Conversione Alimentare, raggiungimento di pesi stabiliti alle età tipiche di 6-12-18-24 mesi (controlli funzionali), oltre al rispetto dei caratteri morfologici stabiliti (standard di perfezionamento della razza) è dunque genotipico-morfo-funzionale. 
Un riproduttore era valutato dunque in via preliminare in base alle prestazioni degli ascendenti e dei collaterali, poi in base agli incrementi in peso dalla nascita all’età della riproduzione e ad un giudizio sulla conformazione. Infine ”…Quando il riproduttore aveva avuto almeno 25 figli di 12 mesi, si effettuava una prima valutazione sulla base della discendenza che, se positiva, consentiva ad esso, allorché avesse avuto 50 figli di un anno, di avere il giudizio definitivo.
Così nei primi anni di messa in atto del piano di selezione furono definite le linee guida, i caratteri tipici e gli indirizzi del miglioramento che avevano come obiettivo l’esaltazione dell’attitudine alla carne senza compromettere l’attitudine al lavoro. Gli Ispettorati dell’Agricoltura furono dotati di personale specifico e specificatamente formato e nel 1934 i controlli funzionali, fino ad allora sporadici, diventarono obbligatori per il giovane bestiame figlio di genitori iscritti al L.G.
I controlli funzionali, alla base di una impostazione della selezione su basi non solo morfologiche, presupposero investimenti organizzativi ed economici di non poco conto se è vero che il Giuliani scrive, nel 1932, nelle Direttive per la selezione delle razze bovine da lavoro e da carne, che sarebbe “…logico che si concedessero dei contributi per l’impianto di basculle destinate al controllo funzionale dei bovini delle razze da carne e da lavoro. Le basculle dovrebbero essere installate in località che consentano al maggior numero possibile di allevatori di beneficiarne: per esempio presso le stazioni di monta taurina. Del resto il controllo del peso dei vitelli di età inferiore ai 4-5 mesi si può fare facilmente anche senza basculle, avvalendosi di una specie di braca di tela robusta o di pelle che si fa passare sotto il ventre del vitello e che si fissa sul dorso del medesimo mediante cinghie laterali e anteriori (passanti fra gli arti) ed alla quale viene quindi applicata, mediante due anelli, una comune stadera da sollevarsi da due uomini a mezzo di un palo. Con questo sistema noi abbiamo potuto effettuare, in Val di Chiana, nelle fattorie del senatore conte prof. N. Passerini e conte avv. Francesco Puccio Prefumo, centinaia di controlli.” D’altra parte “…il controllo periodico del peso nei giovani bovini porta anche a dei vantaggi indiretti, primo fra tutti quello di costituire uno stimolo efficacissimo a meglio alimentare i vitelli. E’ interessante osservare come il contadino rimanga male quando constata che il suo vitello, nella quindicina, è aumentato appena di 10 chili, mentre quello del suo vicino è aumentato di 15 e come sia sensibile ai consigli di una migliore alimentazione dei suoi animali quando abbia modo di controllare in forma tangibile i benefici effetti del migliorato regime alimentare.”
Più complicata e più impegnativa anche in fase di definizione delle metodiche da seguire, ma ugualmente rigorosa ed altamente qualificante fu la predisposizione dei controlli funzionali per l’attitudine dinamica per i quali fu necessario approntare accorgimenti e strumentazioni apposite spesso anche sofisticate (carri dinamometrici). Essi miravano a rilevare tre parametri essenziali: lo sforzo medio e massimo che il bovino può compiere (elasticità); la potenza media e massima, che è funzione dello sforzo e della velocità; la resistenza al lavoro. 
L’impianto del L.G. e la straordinaria accuratezza nello svolgimento dei controlli funzionali furono fondamentali per la buona riuscita di un’opera di selezione che, ancorché all’avanguardia (lo schema di miglioramento genotipico-morfo-funzionale fu proposto dal Giuliani e venne posto alla base della organizzazione dei L.L.G.G., quando negli USA si studiavano ancora i metodi dei controlli funzionali per la produzione della carne), aveva il suo fulcro nei nuclei di selezione, pensati per fare della Val di Chiana una pepinière di riproduttori miglioratori per le altre zone di allevamento sia per l’allevamento in purezza sia a scopo di incrocio.
Il nucleo di selezione era costituito da 25-40 vacche ed un toro, scelti in base a caratteri morfologici ed iscritti al Libro Genealogico. In esso si verificavano le più rapide modificazioni dei caratteri e l’azione di miglioramento vi proseguiva in modo accurato e metodico. I riproduttori maschi provenienti dai nuclei di selezione venivano impiegati negli allevamenti di moltiplicazione. 
Il punto di maggior forza per quanto riguarda la diffusione di materiale di pregio nella popolazione con conseguente incremento del progresso genetico fu senza dubbio l’organizzazione rigorosa e regolare di mostre e rassegne zootecniche. I mercati concorso diventarono uno strumento fondamentale per giudicare la validità dei criteri seguiti nella selezione e svolgere una funzione educativa degli allevatori stimolandone l’amor proprio ed una costruttiva competitività. 
Norme precise, estrema accuratezza nella preparazione delle rassegne, rituali febbrili e anche complessi per la toelettatura e l’’acconciatura’ del bestiame, solo in parte ritrovati nelle attuali mostre, caratterizzavano le primavere della Val di Chiana alternativamente senese e aretina. E scorrendo i resoconti di quegli eventi che spesso coinvolgevano non solo gli allevatori ed il mondo zootecnico, ma tutta la popolazione, si osserva che compaiono ripetutamente i nomi degli allevamenti storici più rinomati come Passerini (Tenuta di Bettole), Puccio Prefumo, Galeotti Ottieni della Ciaia (Tenuta Fratta), Massimo e Alfredo di Frassineto (Tenuta Fontarronco) Ciuffi (Tenuta Abbadia), Società Bonifiche Terreni Ferraresi (Tenuta S. Caterina), non escludendo tuttavia gli allevamenti in cui evidentemente il materiale genetico selezionato si è diffuso con successo.
Poiché in ogni azienda si potevano formare generalmente soltanto uno o al massimo due nuclei di selezione si praticava in realtà una selezione intrallevamento che risentiva dell’effetto azienda con tutte le implicazione di carattere generale (quantità e qualità delle produzioni foraggere, igiene e condizioni strutturali delle stalle ecc.) che possono influire sulle performance dei possibili riproduttori. Ciò nonostante il nucleo di selezione portò notevoli vantaggi al miglioramento genetico della Chianina soprattutto per l’ampia diffusione dei riproduttori valutati e per il moderato grado di consanguineità che ne deriva. Con i nuovi sistemi di approccio scientifico e statistico furono verificati inoltre l’elevata ereditabilità dei caratteri legati alla produzione di carne, le correlazioni fenotipiche e genotipiche tra l’Incremento Medio Giornaliero, l’Indice di Conversione Alimentare ed alcune caratteristiche di macellazione.


Gli anni compresi tra la fine degli anni ‘50 ed il 1990 segnarono però un periodo critico per la rilevanza della Chianina nel panorama zootecnico nazionale. Le mutate condizioni dell’agricoltura, la crisi della mezzadria e l’avvento della meccanizzazione sembrarono riportare ad un disorientamento diffuso il mondo zootecnico circa la destinazione da dare alle razze autoctone, specializzate tutte anche per l’attitudine dinamica, di cui l’Italia e la Toscana in particolare era ricchissima. Duro fu dunque, in quegli anni, il compito degli addetti che nonostante tutto riuscirono ad individuare ancora una volta le linee guida per una corretta opera di selezione e di valorizzazione della razza.


Già nel 1961 fu approvata una nuova scheda di valutazione morfologica e nel 1963 la gestione della razza (tenuta del L.G. e controlli funzionali) fu affidata alle Associazione degli Allevatori e nel 1966 si costituì all’uopo l’Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne (A.N.A.B.I.C.). Nel 1969 fu approvato il nuovo regolamento del L.G. e nel biennio 1974-1976 lo furono le norme tecniche relative al suo funzionamento. Il nuovo schema, visto l’avvento travolgente della meccanizzazione, puntò alla trasformazione del chianino a duplice attitudine (carne-lavoro) in una razza specializzata per la carne. 


L’innovazione più grossa fu senza dubbio l’abolizione dei nuclei di selezione considerando che criteri di selezione moderni dovessero basarsi essenzialmente sul controllo individuale dei futuri tori in una stazione di prova e delle femmine in azienda ed oggi la valutazione genetica dei riproduttori maschi da abilitare alla inseminazione artificiale si basa sulle prove di performance condotte presso il Centro Genetico di Boneggio a Perugia.
Lo schema di selezione attuale prevede il miglioramento della produzione di carne attraverso lo sviluppo delle masse muscolari, la velocità di accrescimento e le rese alla macellazione. Vengono perseguiti inoltre il miglioramento della capacità materna nonché la riduzione dell'età al primo parto e degli interparti.
I dati raccolti, elaborati con procedura BLUP Animal Model concorrono a formare gli indici genetici dei riproduttori.
Lo schema di selezione attuale prevede l'impiego dell'accoppiamento programmato tra i migliori tori provati e le migliori vacche.


Interessante è osservare come proprio negli ’70 del secolo appena trascorso, i più critici come si è detto, per la sopravvivenza della razza nel nostro paese, essa si sia fatta prepotentemente conoscere al di fuori dei confini non solo nazionali ma anche Continentali. Essa infatti si è diffusa grazie all’opera di qualificati apprezzatori, non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti d’America, in Canada, in Brasile, in Argentina, in Messico, in Sudafrica ed anche in Australia. Notevolissima è infatti la sua capacità di adattamento ad ambienti diversi. Il suo mantello bianco porcellana e la sua alta statura la rendono particolarmente adatta ai climi dei paesi tropicali dove viene utilizzata nell’incrocio con razze bovine locali o zebuine. Notevoli sono le sue capacità di pascolamento anche di erbe di grande sviluppo, l’elevato grado di termotolleranza che la rende adatta ai climi tropicali come a quelli nordici continentali; la grande facilità di parto delle vacche di qualsiasi razza fecondate col seme di tori Chianini; la rapidità di accrescimento che consente di raggiungere nei prodotti d'incrocio pesi di macellazione elevati con ridotti depositi di grasso.


La prova tangibile dell’interesse che la Chinina sta ancora e nuovamente suscitando tra Enti, Istituzioni, studiosi, tecnici ed allevatori è la ricchezza degli studi, notevolissimi per quantità e per qualità, effettuati nel corso degli ultimi 20 anni sulle caratteristiche fisiologiche, riproduttive e produttive dei soggetti di razza Chianina, culminati con la realizzazione del progetto CNR - RAISA "Ottimizzazione della produzione della carne nella razza Chianina" condotto dall' U.R. composta dai quattro nuclei monodisciplinari di Firenze, Pisa, Bari e Napoli. Tale progetto aveva come obiettivi prioritari l'acquisizione di conoscenze sui processi fisiologici e biochimici dell'accrescimento e dello sviluppo nella razza Chianina, e l'individuazione delle migliori combinazioni di fattori esogeni ed endogeni per produzioni di carne di qualità con questa razza.
I risultati di questa ricerca, che rappresenta la sintesi di varie tematiche di studio ed il riferimento fondamentale per nuovi orizzonti applicativi, ha messo in luce quanto segue:
- la razza è caratterizzata da un prolungato accrescimento ed una evoluzione tardiva dei tessuti, dal protrarsi dei processi di ossificazione, dal permanere di una spiccata proteinogenesi legata al particolare quadro ormonale della razza.
- la forzatura alimentare consente elevati accrescimenti, determinati soprattutto da sintesi proteiche, con la produzione di vitelloni che, macellati a 15-18 mesi di età ed al peso di 650-750 kg forniscono rese al macello del 67-68, carcasse di buona conformazione e con una moderata copertura adiposa
- L'ingrassamento in ampi feed-lot all'aperto determina un ritardo di 8-10 mesi nel raggiungimento del medesimo peso di macellazione, rese al macello della stessa entità (67-68%) di quelle degli animali dello stesso peso, però più giovani, sottoposti ad allevamento intensivo, con carni tenere e con un quadro lipidico non diverso. Questa razza offre dunque un ampio range di pesi di macellazione, ed entro certi limiti, anche di età, in cui le rese, le caratteristiche delle carcasse e delle carni non subiscono sostanziali modifiche (Campodoni et al., 1994; Preziuso et al., 1994).
- L'impiego della castrazione nell'ambito dell'allevamento semintensivo modifica la conformazione, con un maggiore sviluppo del posteriore, pur rimanendo le rese intorno ai valori dei soggetti interi, aumenta la copertura adiposa, determina carni più tenere e con un minor contenuto in colesterolo, ma influenza negativamente l'accrescimento per cui alla macellazione i castrati pesano 50-70 kg in meno rispetto ai maschi interi; la convenienza a utilizzare animali castrati è dunque legata o al prezzo che questa produzione riesce a spuntare sul mercato o all'abbattimento dei costi dovuto all'utilizzazione di sistemi di allevamento completamente estensivi soprattutto nei Paesi extraeuropei (Campodoni et al., 1994; Preziuso et al., 1994).
- Le carni provenienti dai diversi muscoli mostrano ottime caratteristiche qualitative: la tenerezza tende a stabilizzarsi dopo i 16 mesi e, rilevata su campioni di carne cotta, è pressoché costante (Funghi R. et al., 1994). La capacità di ritenzione idrica tende ad aumentare fino a 16-17 mesi per poi diminuire ad età più avanzate (Funghi R. et al., 1994). Il colore è più rosso e meno luminoso ad età più elevata, ma rimane pressoché costante in tutto il possibile range dell'utilizzazione commerciale (Funghi R. et al., 1994).
- Dal punto di vista delle caratteristiche dietetico-nutrizionale i lipidi totali non superano mai il 2,5% pure a pesi intorno agli 850 kg (Poli B. M. et al., 1994a). Le carni di Chianina hanno messo in evidenza, nella componente lipidica, la bassa incidenza di acidi grassi saturi che nell’intervallo tra 16 e 24 mesi raggiunge solo il 44-45%. Risultano invece elevate, anche ad età avanzate, le quantità degli acidi grassi linoleico ed arachidonico, preziosi dal punto di vista nutrizionale. Il rapporto trigliceridi/fosfolipidi risulta relativamente costante e basso per tutte le età studiate così come il livello in colesterolo (Poli B. M. et al, 1994a).


I risultati relativi alla qualità delle carni di soggetti di diversa età sono stati confermati dagli studi effettuati nell’ambito del progetto di durata quinquennale ARSIA “Valorizzazione del germoplasma bovino autoctono Toscano” (Cianci, 2003). In quella sede sono stati confrontati anche i parametri qualitativi in funzione della diversa alimentazione (fieno o silomais) che hanno messo in luce una sostanziale omogeneità degli effetti delle due diete, non comportando l’utilizzazione di silomais una riduzione della capacità di ritenzione idrica della carne. Le carni provenienti da animali alimentati con silomais sono risultate semmai più chiare e più luminose. Dallo studio ricordato è emerso come l’intervento genetico possa essere utile anche per il miglioramento delle caratteristiche fisico-chimiche delle carni potendo individuare linee di famiglia in grado di fornire carni con caratteristiche qualitative più gradite al consumatore.
Per ciò che riguarda la razza Chianina all’estero sono state confermate in questo ultimo studio le sue non comuni “capacità di adattamento al clima tropicale, ma i meticci zebuini figli di tori di maggiore taglia e più dolicomorfi, riferibili al Chianino classico, sembrano dare risultati migliori di quelli dei tori più compatti e moderni. Ciò pone il problema di una verifica dei parametri di selezione attualmente adottati, finalizzati all’ottenimento di soggetti prevalentemente idonei alle tipologie di allevamento intensive, ma forse non ottimali per l’incrocio con razze geneticamente molto distanti, come quelle zebuine, e allevati con tipologie estensive caratteristiche di molti Paesi importatori.” (Cianci, 2003).
Per capire quanto ancora la Chianina sia capace di suscitare interesse nel mondo intero per le sue molteplici potenzialità basterà tenere gli occhi puntati al IV Congresso Mondiale delle Razze Bovine Italiane da Carne che si terrà a Gubbio (PG) nei giorni 29 aprile - 1 maggio 2005, il quale prevede un grande numero di relazioni sia tecniche che scientifiche sulla razza.

Il testo soprariportato è tratto dalla Relazione presentata dalla Prof. Clara Sargentini alla Tavola Rotonda sul tema "La Chianina: valore del passato - patrimonio del futuro" tenutasi a Sinalunga (SI) il 13 novembre 2004.

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